La Campanella del diavolo: Paganini incontra Liszt

Da un paio di giorni c’è un motivetto insistente che mi rimane in testa e non vuole più uscire. Urban Dictionary mi aiuta nel nominare questo fenomeno: earbug. In pratica. c’è un invisibile insetto nel mio orecchio che continua a ronzare insistente. Dicono che questo fenomeno sparisca nel momento in cui si ascolti il brano per intero; questa volta sono stata fortunata perché non mi sono fissata con un motivetto di Baby K o Alvaro Sorel (come spesso mi succede), ma il mio piccolo earbug era il terzo dei sei Grandes études de Paganini di Franz Liszt, più comunemente conosciuto come La Campanella.

Di Franz Liszt abbiamo parlato già qui e qui; questo assolutamente folle individuo compose questi altrettanto folli studi nel 1851 su alcune melodie di Paganini, un altro individuo assolutamente geniale.

Niccolò Paganini (1819), di Jean-Auguste-Dominique Ingres

Il violinista del diavolo

Niccolò Paganini (1782-1840), compositore, violinista e chitarrista, veniva considerato un autentico demonio. Nessun altro violinista era in grado di suonare come lui: a una tecnica spaventosa univa una teatralità senza precedenti. Era solito, per esempio, incidere le corde del violino facendo sì che si spezzassero durante l’esecuzione. Ne rimaneva una sola, quella del sol, sulla quale concludeva il concerto. Un altro aneddoto voleva che le stesse corde venissero ricavate dalle viscere delle sue vittime. Una fama insomma tutt’altro che rosea, e infatti circolava la voce che avesse firmato un patto col Diavolo. E d’altronde, guardandolo si capiva subito perché: era scarno, gli occhi erano incavati, e vestiva interamente di nero. Sembrava uno scheletro in frac.

I suoi Concerti per violino e orchestra sono celeberrimi: noi ascolteremo soltanto il secondo, il cui terzo movimento è, appunto, La Campanella. Ascoltiamolo su YouTube; di solito linko anche il brano su Spotify, ma questa volta voglio che lo vediate, oltre che ascoltarlo.

Una sconcertante campanella

Ascoltandolo si capisce subito di quale enorme follia si stia parlando. Nell’organico orchestrale è presente una piccola campanella, che suona durante i tutti (momenti in cui l’intera orchestra suona) e dialoga col solista, che riproduce i suoi tintinnii. Cercate di immaginarvi una sala ben illuminata (le sale buie e silenziose sono un’invenzione più tarda) piena di signori e signore altolocati che, tra un pettegolezzo e un pasticcino rimangono scioccati da questo autentico demonio che, in piedi davanti a loro, quasi li sfida a far girare voci malevoli. E d’altronde cos’altro possono fare gli aristocratici se non sparlare del prossimo? Fino a quel momento le loro povere orecchie non avevano sentito nulla di tutto ciò; non erano abituate a questi slanci virtuosi, a questa tecnica inimmaginabile. Sembra quasi una danza infernale, qualcosa che gioca con le tue percezioni e le sconvolge del tutto. Quello sul palco è un violinista o è Satana? Non puoi saperlo, i tuoi sensi sono fallaci.

Studiare per lo studio

Liszt, ovviamente, colse la palla al balzo. Prese il tema e lo trasformò in uno studio. Uno studio è, molto semplicemente, un breve brano che si suona per imparare e migliorare una determinata tecnica musicale. Solo per leggere questo studio ci vogliono anni di…studio, appunto. Ma, come vi ho già lasciato intendere in precedenza, da Liszt possiamo aspettarci di tutto. Non a caso, anche su di lui giravano delle voci su un presunto patto col Diavolo. Ascoltiamo La Campanella su YouTube; vi linko un’altra versione più “visiva”, che secondo me dà più l’idea del grado di follia necessaria per imparare un pezzo del genere. Io personalmente non l’ho mai visto suonare dal vivo, ma mi è stato raccontato l’effetto che produce. E fidatevi se vi dico che è un brano che sconcerta.

Vi lascio con il mio earbug, sperando che mi passi in fretta. Ci ritroveremo la prossima settimana con le orecchie libere da “fastidiosi” insetti.


Federica Pisacane.

    One thought on “La Campanella del diavolo: Paganini incontra Liszt

    • Ascoltare musica classica e memorizzare le arie senza trattoria ricordarsi titoli fa strano effetto riascoltanole la loro presentazione e collocazione. Tendenzialmente del fischietto ma senza rendermene conto dell’origine, è un’insolita compagnia. Ettore

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