La Blizzard – La realtà dietro il prodotto!

Ed eccoci dunque ad una nuova stagione di uRadio! Non solo un nuova programmazione radiofonica da urlo, capace di sorprendervi tutti i giorni della settimana con argomenti sempre innovativi e buona musica (che, per chi ancora non lo sapesse, si può ascoltare sia in diretta o in podcast sul nostro sito, ndr), ma anche le attività editoriali sono ripartite alla grande con svariate tematiche di attualità, cultura e molto altro!

Data la premessa, è giusto ricordare che l’anno scorso vi era una pagina che forse alcuni di voi ancora rammentano: si chiamava Insert Coin, andava in onda ogni giovedì con Djacomo  e veniva accompagnata da un mio articolo, una pagina che trattava sostanzialmente del mondo video ludico, delle ultime uscite, pro e contro di svariati giochi. Non esiste più quella pagina, ma è giusto conservarne l’impronta riprendendo dunque le orme del mio vecchio collaboratore. Vorrei dunque iniziare questo primo articolo con una mera e semplice introduzione ad una casa produttrice di videogiochi, cercando poi negli articoli successivi di sviluppare di volta in volta i suoi prodotti più importanti. Cosa si nasconde dietro i prodotti terminati? Chi lavora su questi videogiochi? Molto spesso la risposta non è tanto semplice per chi non appartiene propriamente al mondo video ludico – il mio articolo è rivolto dunque principalmente a loro, affinché possano avere un assaggio della passione che viene impiegata per realizzare ciò che noi abitualmente vediamo, o meglio viviamo, sullo schermo. Nel parlare dunque di Software house ho deciso di prendere come punto di riferimento la Blizzard.

BlizzardChi non ha mai sentito parlare della madre della saga di Diablo o StarCraft? O ancora World of Warcraft? Questi sono tutti giganteschi figli della grande software house, a dir poco particolare per i suoi giochi di volta in volta sempre di ottima fattura, capaci di accompagnare i giocatori durante gli anni senza stancare. E’ famosa per preferire la qualità alla quantità, difatti ha prodotto un numero di videogiochi minore rispetto a quello delle altre case videoludiche altrettanto anziane – un punto decisamente a favore, se ci si sofferma a pensare che Diablo è considerata una delle serie di maggior successo nel genere action RPG, StarCraft una delle migliori del genere fantascientifico nonché frutto di ispirazione per svariati romanzi e, infine, World of Warcraft come colosso degli MMO. Nei prossimi articoli andrò a prendere queste tre grandi saghe una ad una e cercare, difficilmente vista la loro vasta ambientazione e suddivisione, di elencarne le caratteristiche principali come anche i punti di forza maggiori.

La prossima domanda potrebbe essere: perché la Blizzard e non qualunque altra casa produttrice come la Ubisoft o la Bethesda? Ho scelto la Blizzard perchè mi sembra la casa più coesa, più passionale, più reale. Dal momento della sua creazione, dal 1991 in California ad oggi, la Blizzard ha saputo dimostrare una grande e forte costanza di impegno e lavoro. Il suo obiettivo era – e lo è tuttora – quello di creare una sorta di gigantesca “famiglia” all’interno del proprio gruppo di lavoro, dove possano essere prese in considerazione le idee di tutti i membri della squadra e non soltanto coloro che fanno parte del team di sviluppo vero e proprio. Sono attenti ai feedback, tengono conto delle persone che siedono dietro agli schermi, tengono conto di chi investe soldi reali nel loro lavoro e chi crede che possano sempre stupire con qualcosa di qualità. Grande cura hanno principalmente all’interno delle numerose ramificazioni del proprio campo, dove gli specialisti coinvolti possono essere di varie tipologie: dal grafico al tecnico del suono, dall’esperto di marketing al responsabile delle pubbliche relazioni, allo scrittore per la trama e dialoghi. Vi è un intero mondo che si nasconde dietro ogni singolo gioco, anche il più piccolo – un mondo che lavora per aprire una finestra nella vita del giocatore e permettergli di sperimentare cose nuove, entusiasmanti, emozioni e paure. Un mondo che la Blizzard, con buona parte dei suoi lavori, è riuscita a creare grazie al proprio spirito. Basta giocare uno dei loro giochi o vedere la loro sede principale per rendersene facilmente conto.

Statua Blizzard

Davanti alla sede della Blizzard

Di fronte alla sede della Blizzard vi è una statua che richiama World of Warcraft – questa è circondata da un grande cerchio, con sopra incise le “regole”, o meglio, il vero e proprio credo che la compagnia ha e segue fedelmente. La prima è “Gameplay First”, che quasi si commenta da sola, invitando dunque a dare la priorità al gioco nel suo insieme, alla sua storia, al suo essere giocabile, al suo saper catturare una persona. La seconda è “Think Globally”, spingendo dunque a riflettere e pensare su tutti i tipi di giocatori. Poi vi è “Commit to Quality”, letteralmente un dedicarsi alla qualità, lavorare per essa, sudare per essa, in modo tale da regalare la migliore esperienza possibile. “Lead Responsibly” mira, invece, a sottolineare la necessità di procedere con responsabilità, non attraverso azioni avventate o lasciando le cose al caso, bensì ponderando ogni scelta in base a quello che meglio potrebbe adattarsi alla situazione. “Embrace your inner Geek” è una sorta di richiamo ad abbracciare il tuo piccolo nerd interiore, seguendo l’idea che “un Nerd è colui che non ha paura di essere emarginato per le proprie passioni” – come direbbe Daniele Daccò, responsabile della pagina facebook Orgoglio Nerd. Infine, per ultima ma non meno importante, “Every voice matters” – ogni voce conta, da quella dell’ultimo arrivato all’anziano dell’azienda, dal più piccolo grafico che cura i dettagli di un tavolino a colui che gestisce l’intero team di lavoro. Tutti sono invitati a fare la loro parte nella Blizzard, venendo molto spesso anche ricompensati ogni tot di anni di lavoro con premi direttamente collegati ai giochi che contribuiscono a creare (per esempio dopo cinque anni di servizio ti spediscono a casa una bellissima spada, se proprio volete saperlo!). Tutti sono coinvolti in quella che è una grande famiglia e, come se non bastasse, la sede è organizzata come una sorta di campus: si può giocare a pallavolo con il resto della squadra di tecnici proprio mezz’ora prima di entrare in ufficio o portare i propri figli a conoscere i creatori del personaggio di gioco preferito. E’ un mondo aperto e mi piace considerarlo un mondo libero. Non tutte le case di videogiochi godono della stima che provo nei confronti della Blizzard, grazie alle caratteristiche elencate sopra: è vero che, come nella maggior parte dei casi, non è tutto oro quel che luccica e che la Blizzard, come tutte le altre case, ha i suoi piccoli grandi difetti. Ma forse, nella mia breve e concisa analisi, ho un po’ contribuito a spiegare in grandi linee cosa vi è dietro i tasti che premete per muovere un personaggio o il click del mouse per attaccare un nemico. Cosa vi è dietro una storia scritta così bene da farvi commuovere per dei semplici pixel o dalle note delle soundtrack, a volte così meravigliose da toccarvi letteralmente le corde dell’anima.

Ora che ho aperto questa piccola introduzione sulla Blizzard, vi rimando al prossimo articolo, che tratterrà una delle tre grandi produzioni della casa! Restate sintonizzati!

 

Adria J. Necula

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