Il Rock è morto! Lunga Vita al Rock!

Commedia semiseria in quattro atti (più uno) sul suo stato di salute, al tramonto del 2018

Atto I: Una giornata in Barriera Milano

Torino, Sabato 25 Agosto 2018.

Poco prima di terminare la sua esibizione, posta in apertura della seconda giornata del TOdays Festival, Daniele Celona, rivolgendosi al numeroso pubblico che aveva già affollato il cortile esterno dello Spazio 211, si lasciò andare ad un’affermazione che colpì l’attenzione del sottoscritto: “questo TOdays è il festival delle chitarre”.

Come biasimare il cantautore torinese: teoricamente quella doveva essere la giornata dei My Bloody Valentine, una band che con la chitarra, anzi con le chitarre, ha avuto un rapporto assai privilegiato; non a caso la cover di Loveless, il loro capolavoro del 1991, altro non era che una Fender Jazzmaster immersa in uno sfondo rosa.

My Bloody Valentine – Loveless (1991)

Per chi segue un certo tipo di musica, quel 26 Agosto era una data cerchiata sul calendario fin da aprile. I nostri vennero infatti annunciati in pompa magna, come ciliegina sulla torta del già ricco festival torinese. Un evento a suo modo storico dato che, in trent’ anni di carriera, la band irlandese aveva limitato le sue apparizioni nel nostro paese a due sole date nel 2013.

Tutto molto bello se non fosse che, dieci giorni prima del concerto, con un messaggio pubblicato sulla loro pagina Facebook, Kevin Shields e soci annunciavano la loro assenza dal Festival, gettando nello sconforto i tanti che, come me, aspettavano con trepidazione il concerto.

Con un notevole coup de theatre, gli organizzatori hanno ristabilito l’ordine, sostituendo i Mbv con i Mogwai, mettendo d’accordo un po’ tutti. Gli scozzesi sono andati quindi ad aggiungersi ad una line – up molto rock che vedeva, tra gli altri, gruppi internazionali del calibro di War on Drugs, Echo & the Bunnyman, Editors, ma anche band nostrane come i Bud Spencer Blues Explosions o Colapesce con la sua Infedele Orchestra.

La Line – Up completa del TOdays Festival

Atto II: Le Diagnosi

Ok Celona, bravissimo, il tuo live mi è piaciuto molto; ma per quale motivo, nel 2018, mi ritiri ancora fuori queste dannate chitarre? Mi vuoi dire che ancora fanno dei festival dove queste sono le protagoniste? Il Rock non era morto?  Ferito mortalmente negli anni ’00 e lasciato lì, in prognosi riservata, durante quest’ultimo decennio nel quale Elettronica, Rap, Hip hop & co hanno fatto decisamente la voce grossa.

Non è certo la prima volta che si giungono a conclusioni simili riguardo il Rock. Lo si diceva nei primi anni Novanta, quando i Nirvana e il Grunge fecero ballare pericolosamente le sue fondamenta al punto che, pochi anni più tardi, iniziò a circolare il termine Post Rock, letteralmente dopo il Rock, oggi utilizzato per descrivere un intero genere musicale.

Esattamente un decennio dopo, scoccato il nuovo millennio, un gruppo di nome Radiohead, fece uscire, a distanza di un anno, due dischi come Kid A e Amnesiac, che si distaccavano notevolmente da quell’Ok Computer, che aveva fatto gridare al miracolo appena tre anni prima, creando un vero e proprio spartiacque nella storia del genere.

Radiohead – Kid A (2000)

Come possiamo poi dimenticarci di Lui? L’amico che tutti noi abbiamo, il nostalgico, colui che è solito sentenziare con discorsi del tipo: “dopo i Pink Floyd, il nulla”, “ma chi sono questi Cure al Firenze Rocks? Richiamate i Guns n’ Roses come l’anno scorso”. Il soggetto in questione ti fisserà, quasi certamente, la morte del Rock alla seconda metà degli anni ’80 (mannaggia a te, se avessi avuto un po’ di pazienza ti saresti beccato i Fugazi!) e ti criticherà aspramente la musica odierna, inveendo indistintamente contro Elettronica, Rap, Trap & co, ree di non essere suonate con i veri strumenti.

Ma siamo proprio sicuri che queste diagnosi siano clinicamente esatte?

Fine Prima Parte


Leonardo Bindi.

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