Gustav Mahler è il mio amore nemmeno troppo segreto

Questa domenica rompo il mio lunghissimo silenzio per parlarvi di uno degli autori a me più cari: Gustav Mahler. Avevo più volte promesso che ne avrei parlato in maniera estensiva e credo sia giunto il momento di farlo.

Occhiali da intellettuale, sguardo fiero, e via a conquistare fanciulle a Vienna

Mahler è uno dei miei due compositori preferiti (l’altro è Puccini) per svariati motivi. Innanzitutto, le sue sinfonie sono dei capolavori assoluti e hanno accompagnato alcune fasi cruciali della mia vita; il periodo storico in cui vive è uno di quelli che mi affascinano di più, la Vienna degli inizi del Novecento e dello Jugendstil; molti sono i richiami alla sua vita e alle sue opere; infine, la sua biografia è molto curiosa soprattutto per quanto riguarda la moglie.

Il club della Nona

Gustav Mahler nasce nel 1860 in Boemia da una famiglia di origine ebraica. Entra al conservatorio di Vienna e inizia immediatamente una brillante carriera come direttore d’orchestra e compositore. Scrive alcuni cicli di Lieder e soprattutto, nove sinfonie e mezza. Mahler fu vittima della “maledizione della Nona”: come Beethoven, infatti, morì nel 1911 dopo aver completato la Sinfonia n. 9. In verità Mahler lasciò incompiuta una Decima, ma sono dettagli.

Una città dinamica

La Vienna dell’epoca era in grande fermento: era la città di Klimt e di Schiele, della Secessione, di Hofmannsthal. La cultura di lingua tedesca stava fiorendo grazie a nomi come Reinhardt, i fratelli Heinrich e Thomas Mann, Kokoschka e moltissimi altri. C’era un’aria iconoclasta, rivoluzionaria, assetata di novità e di liberazione dalle vecchie catene sociali, morali e artistiche. Mahler divenne uno dei protagonisti di questa ondata di novità componendo nove sinfonie, appunto, che esprimono meravigliosamente il clima culturale. Quando le ascolto mi sento una giovane borghese che passeggia per le strade di Vienna a braccetto di un pittore mentre la mia famiglia si vergogna di me e i miei vicini si scandalizzano. Un’immagine molto precisa.

La moglie di tutti i mariti

La biografia di Mahler non consta di grandi episodi, ma è caratterizzata da un elemento molto particolare: la moglie. Alma Mahler, infatti, di vent’anni più giovane, era considerata una femme fatale ed ebbe un gran numero di relazioni anche extraconiugali. Figliastra di uno dei fondatori della Secessione viennese, fu amica (e non solo) di quasi tutte le grandi personalità del periodo. Famosissima è la relazione passionale con Oskar Kokoschka, pittore espressionista, che, completamente impazzito per lei, produsse delle straordinarie opere come La sposa del vento. Quando Alma lo piantò per Walter Gropius, il fondatore della Bauhaus, Kokoschka si fece costruire una bambola con le fattezze di lei. Sì, avete letto benissimo. Ci viveva insieme e ci dormiva pure. Ne parla, tra l’altro, Camilleri in La creatura del desiderio. Si mormorava poi che Alma fosse stata sedotta prima del matrimonio da Klimt, grande amico del patrigno. Il matrimonio con lei fece quasi impazzire Mahler al punto da costringerlo a una visita da Freud.

La sposa del vento, 1914

Ma lasciamo da parte la biografia per concentrarci sulla cosa più importante: la sua musica. Non ho lo spazio né il tempo per parlarvi approfonditamente di tutte e nove (e mezza) le sinfonie; vi citerò soltanto qualche elemento.

La prima e la seconda: titani e resurrezioni

La Prima sinfonia, sottotitolata Il Titano, è ispirata all’omonimo romanzo di Jean Paul, scrittore tedesco appartenente alla generazione di Goethe. Celebre è il terzo movimento, una marcia funebre sul tema di Fra Martino.

La Seconda sinfonia è quella che gli portò il primo successo. Detta Resurrezione, prevede un organico enorme, un soprano, un contralto e un coro. Un’esecuzione media dura intorno agli 85 minuti: aspettate a dire che sia esagerato.

Una sinfonia da record

Mahler detiene il primato della sinfonia più lunga della storia della musica. La Terza sinfonia dura infatti 95 minuti (quanto una partita di calcio, in pratica); solo il primo movimento (di sei) ne dura 35. Ascoltarla per intero, ma soprattutto suonarla, è un’esperienza sfiancante. Anche in questa sinfonia sono presenti una voce solista (contralto), un coro femminile e uno di voci bianche. Nel quarto movimento vengono citati alcuni testi di Così parlo Zarathustra.

Un campanello birbone

La Quarta sinfonia è, dopo la prima, la meno estesa: nel secondo movimento un violino accordato un tono sopra rispetto all’orchestra dà alla musica una connotazione spettrale. Theodor Adorno dice del sonaglio che suona all’inizio: “È veramente un campanello birbone, che senza dirlo dice: – Nulla di ciò che state ascoltando è vero”.

La colonna sonora della mia vita

Arriviamo al nodo cruciale: la Quinta sinfonia. Ho avuto la fortuna di assistere dal vivo ad un’esecuzione e, per quanto non fosse stata perfetta, è stata magnifica. Questa è la mia sinfonia preferita in assoluto e ha segnato alcune fasi cruciali della mia vita. Fa da colonna sonora a tre diversi stati d’animo. Quando sono furiosa e ho bisogno di un’esperienza catartica per sfogare la mia rabbia senza fare del male a nessuno ascolto il primo movimento; quando sono di ottimo umore oppure mi sento molto sciocca e leggera fischietto il terzo movimento; infine, quando ho bisogno di un attimo di calma per raccogliere i pensieri o per fantasticare a occhi aperti faccio partire il quarto. Quest’ultimo, tra l’altro, è noto per essere stato usato da Visconti in Morte a Venezia, tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Mann. Mahler fu uno dei modelli per Aschenbach, il protagonista; nel film è un musicista e la somiglianza con il compositore è più accentuata che nel libro.

Una tragedia sarcastica

La Sesta sinfonia è conosciuta come Tragica (il titolo non è di Mahler); la settima è perfettamente simmetrica, in quanto il terzo movimento, lo Scherzo, è preceduto e seguito da due tempi moderati denominati Nachtmusik (Serenata). La sinfonia è molto insolita: nell’organico sono presenti un mandolino e una chitarra, che notoriamente non fanno parte di un’orchestra; la sonorità complessiva è surreale; la trama musicale è fitta di citazioni anche parodistiche di opere famosissime.

Mille su un palco

L’Ottava sinfonia è detta Dei mille a causa del numero di esecutori necessari. Immaginate mille persone su un palco tra musicisti e cantanti. A questo aggiungete il fatto che, tecnicamente, non si possa nemmeno parlare di sinfonia perché è completamente cantata (e una sinfonia è principalmente strumentale). Con quest’opera la sinfonia propriamente detta viene completamente disgregata.

L’ultimo movimento della Nona sinfonia è stato definito da Bernstein uno stato di meditazione trascendentale, dove l’ego si dissolve in un’estasi dell’Essere.

Gustav Mahler dirige l’Orchestra Filarmonica di Vienna
Max Oppenheimer, 1923

Adesso vi pongo una domanda: indovinate chi, almeno una volta nella vita, le ha ascoltate tutte e nove quasi di fila?


Federica Pisacane.

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