Il Fiabisfero, tappa 9: Russia

Amici e lettori del Fiabisfero, eccoci a una nuova sosta del nostro ormai lungo viaggio nel mondo delle fiabe e dei racconti popolari: siamo arrivati in Russia. La carovana smonta in una terra desolata e brumosa, ma non per questo meno ricca di fascino della bella e grande Africa che ci siamo lasciati alle spalle.
La storia di oggi, che abbiamo selezionato da una raccolta curata dal celebre scrittore e linguista Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev (1826-1871), è una fiaba dalle tinte ironiche e un po’ grottesche, con protagonista una vecchia avida, suo marito e un magico pesce d’oro. Sedetevi accanto a noi e ascoltate, prima di rimetterci in marcia.

* * *

Il pesciolino d’oro

Sul mare-oceano, sull’isola di Bujan, c’era una volta una piccola casetta, un’izba [1] decrepita. In questa izba vivevano un vecchio con la sua vecchietta. Vivevano in grande povertà; il vecchio fabbricava le reti, e andava al mare per prendere dei pesci. Ne prendeva solo quanto ne bastava per il vitto quotidiano. Una volta, chissà come, il vecchio gettò la sua rete, cominciò a tirare, e successe che era molto pesante, come mai gli era capitato. Tira e tira, riuscì a tirar fuori la rete. Guarda: la rete è vuota; c’era in tutto un pesciolino, ma non un semplice pesciolino: un pesciolino tutto d’oro. Il pesciolino pregò il vecchio con voce umana: «Non prendermi, vecchietto! È meglio se mi lasci andare nel mare azzurro; e io ti sarò riconoscente: farò quello che vorrai». Il vecchio pensò e ripensò, poi dice: «Che bisogno ho di te? Va’ pure a passeggio nel tuo mare!». Gettò il pesciolino d’oro nel mare e tornò a casa. La vecchia gli chiede: «Hai preso molto, vecchio?». «In tutto ho preso solo un pesciolino d’oro, ma l’ho ributtato in mare. Mi pregò con insistenza. Lasciami andare, mi dice, nell’azzurro mare, e io ti ricompenserò, farò tutto quello che vorrai! Ho avuto compassione del pesce, non ho voluto da lui un riscatto, ma l’ho lasciato libero a sua volontà.» «Vecchio demonio! Ti era capitata tra le mani una vera fortuna e tu non hai saputo prenderla.»
La vecchia si incattivì, insulta il vecchio da mattina a sera, non lo lascia in pace: «Dovevi chiedergli almeno un po’ di pane. Qui abbiamo solo delle croste secche: che cosa mangerai?». Il vecchio non si trattenne, andò dal pesciolino d’oro per chiedergli del pane. Arrivò alla riva, e gridò con voce forte: «Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me». Il pesciolino nuotò a riva: «Di che cosa hai bisogno, vecchio?». «La vecchia si è arrabbiata, mi ha mandato a chiedere del pane.» «Torna a casa: ci sarà del pane fin che ne vuoi.» Il vecchio tornò a casa: «E allora, vecchia, c’è il pane?». «Di pane ce n’è fin che ne vuoi. Ma ecco il guaio. Il mastello si è rotto, e non so dove lavare la biancheria. Va’ dal pesciolino, chiedigli un nuovo mastello.»
Il vecchio andò al mare: «Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me». Il pesciolino arrivò: «Che vuoi vecchio?». «La vecchia mi ha mandato per chiedere un nuovo mastello.» «Bene, avrai il mastello.» Il vecchio tornò a casa, stava ancora sulla porta, che la vecchia di nuovo si gettò contro di lui, lo investì gridando: «Va’ dal pesce d’oro, chiedigli di costruirci una izba, non si può più vivere nella nostra, appena la guardi va in pezzi!». E il vecchio tornò sul mare: «Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me!». Il pesciolino arrivò nuotando, si mise con la testa verso di lui e con la coda in mare. Chiede: «Che cosa vuoi, vecchio?». «Costruisci per noi una nuova izba; la vecchia si lamenta e grida, non mi lascia in pace; non voglio, dice, vivere più in questa izba vecchia: appena la guardi, va in pezzi!» «Non rattristarti, vecchio! Va’ a casa, e prega Dio. Tutto sarà fatto.»
Tornò il vecchio. Nel suo cortile c’è una izba nuova, di legno di quercia, tutta con trafori e ornamenti. Gli corre incontro la vecchia, arrabbiata più di prima, impreca e litiga più di prima: «Ah, tu, vecchio cane, imbecille! Non sei capace di servirti della fortuna. Ti ho chiesto un’izba, e tu, ecco, sarà fatto! No, invece! Va’ di nuovo dal pesce d’oro e digli che io non voglio più essere contadina, ma moglie del voevoda [2], in modo che la gente mi obbedisca, e quando mi incontrano, mi facciano l’inchino fino alla cintola». Andò il vecchio al mare, grida con grossa voce: «Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me». Nuotò in riva il pesciolino, si mise con la coda in mare e la testa verso il vecchio: «Che cosa vuoi, vecchio?». Risponde il vecchio: «La vecchia non mi dà pace, è del tutto impazzita. Non vuole essere più contadina, ma moglie del voevoda». «Bene, non affliggerti! Torna a casa, prega Dio, tutto sarà fatto.»
Tornò a casa il vecchio, e invece dell’izba sta una casa di pietra, una casa di tre piani. Nel cortile i servitori corrono di qua e di là, in cucina i cuochi battono e lavorano, la vecchia in un prezioso abito di broccato sta seduta su un’alta poltrona e dà gli ordini.
[…] Passò molto tempo, poco tempo, la vecchia si annoiò di essere moglie di voevoda, fece chiamare il vecchio e gli ordina: «Va’, vecchio demonio, dal pesciolino d’oro, e digli: non voglio più essere moglie di voevoda, ma zarina». Andò il vecchio al mare: «Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me». Arrivò il pesciolino d’oro nuotando: «Di che cosa hai bisogno, vecchio?». «Ecco, la moglie è del tutto impazzita, più di prima. Non vuole essere moglie di voevoda, vuole essere zarina.» «Non affliggerti, vecchio! Va’ a casa, e prega Dio. Tutto sarà fatto.» Il vecchio tornò a casa, e invece del palazzo di prima c’è un alto palazzo dal tetto d’oro, intorno le sentinelle che fanno il presentat’arm [3]. Davanti al palazzo c’è un verde prato. Nel prato ci sono i soldati, in fila. La vecchia è vestita da zarina, viene fuori sul balcone con i generali e i boiari, e fa la rassegna delle truppe, sta attenta al cambio delle sentinelle. Rullano i tamburi, suona la musica, i soldati gridano «urrah».
Passò molto tempo, poco tempo, la vecchia si annoiò di essere zarina e ordinò di chiamare il vecchio, che si presentasse davanti ai suoi occhi luminosi. […] «Ascolta, vecchio demonio!» gli dice la vecchia. «Va’ dal pesciolino d’oro e digli: non voglio più essere zarina, ma voglio essere la signora dei mari, in modo che tutti i mari e tutti i pesci mi ubbidiscano.» Il vecchio tentò di rifiutarsi, ma che vuoi farci? Ti stacca la testa! Con il cuore stretto, andò al mare, e dice: «Pesciolino, pesciolino, mettiti con la coda in mare e la testa verso di me». Il pesciolino d’oro non si vede, proprio non si vede! Il vecchio lo chiama una seconda volta. Di nuovo, niente! Lo chiama una terza volta; e a un tratto il mare si gonfia e muggisce; prima era tutto sereno, pulito, e ora tutto nero. Il pesciolino nuota a riva: «Che vuoi, vecchio?». «La vecchia è diventata ancora più pazza; non vuole più essere zarina, vuole essere la signora del mare, dominare su tutte le acque, comandare a tutti i pesci.»
Il pesciolino d’oro non disse nulla al vecchio, si voltò e sprofondò nel mare. Il vecchio tornò a casa, guarda e non crede ai suoi occhi: il palazzo era come se non ci fosse mai stato, e al suo posto sta la vecchia izba decrepita, e nell’izba sta seduta la vecchia, con il suo vecchio sarafan [4] stracciato. Ricominciarono a vivere come prima, il vecchio ritornò alla sua pesca in mare; solo che, per quante volte gettasse le reti in acqua, non riuscì più a prendere il pesciolino d’oro.
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Note: [1] L’izba, o isba, è una tipica abitazione rurale russa, a uno o due piani, costruita interamente in tavole di legno e tronchi d’albero. [2] Titolo che, a partire dal Medioevo, designava il governatore di un territorio. [3] Gesto di profondo ossequio tipico dell’etichetta militare. [4] Abito tradizionale russo apparso a partire dal XIV secolo.

Ivan Bececco

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Bibliografia
A. N. Afanas’ev, Fiabe russe, Milano 2000.

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