Lezioni d’Europa: euroscetticismo e futuro

Martedì 12 sono ufficialmente ricominciate le Lezioni d’Europa, appuntamento annuale organizzato dalla Europe Direct Siena, ormai giunto alla sua undicesima edizione. Titolo scelto per quest’anno: “Un’ Unione europea più ambiziosa: le priorità per il prossimo quinquennio”. Sfide economiche, certo, ma anche ad un dilagante euroscetticismo.

Le ultime elezioni europee hanno infatti segnato un punto di svolta nelle vicende politiche del vecchio continente. I partiti sovranisti non hanno affatto sfondato. Anzi: si è visto un prepotente ritorno di fiamma dei Verdi (eccezion fatta per i nostrani), spinti anche dall’onda green di Greta Thunberg e dei Fridays For Future.

Tuttavia, basta guardare in casa nostra per vedere come la spinta delle destre più antieuropee non si sia affatto attenuata.


UN FUTURO INCERTO?

A maggior ragione, la neoeletta presidentessa della Commissione Europea Ursula Von der Leyen si trova in un frangente storico determinante. Può essere, infatti, quello del rilancio dell’UE o del suo definitivo sfaldamento a colpi di euroscetticismo.

Ma per combattere l’euroscetticismo non basterebbe probabilmente la sola buona politica. In un mondo in cui la comunicazione è in grado di pilotare più di qualsiasi altra cosa l’opinione pubblica, la divulgazione assume un ruolo più che mai decisivo. Soprattutto se i destinatari sono degli studenti universitari provenienti da due diversi atenei quali l’Unisi e l’Unistrasi.

Il primo degli esperti a presentare la propria lezione è stato il prof. Pasquinucci che ha inizialmente ricostruito un quadro storico delle vicende che hanno portato alla nascita dell’UE. Fin dall’inizio, in Italia c’è stata una sorta di fraintendimento culturale nei confronti dell’Europa, vista come un “vincolo esterno” che condiziona la vita del Paese. 

Ciò ha portato, e porta soprattutto in questo momento, a parlare di Europa con toni populisti anche chi i populisti afferma di combatterli. 


EUROSCETTICISMO: ISTRUZIONI PER L’USO

Non è mancato poi il momento di sfatare alcuni miti bandiera dell’euroscetticismo. Per esempio, quali la sudditanza dall’economia tedesca o il bilancio sfavorevole all’Italia, che verserebbe molti più soldi rispetto a quelli che riceve (circa 2 miliardi di euro).

Sulla prima questione, Pasquinucci ha fatto notare come in realtà il marco tedesco fosse già la moneta di riferimento dell’economia tedesca negli anni ’70 anche grazie all’autonomia della Bundes Bank rispetto al governo. Inoltre, l’indotto commerciale del libero scambio di merci genera profitti enormi per tutta l’imprenditoria italiana.

E per finire, non è mancata la dimostrazione dell’incoerenza della politica italiana. Non scordiamoci delle gesta di Silvio Berlusconi, alleato del tandem euroscettico Salvini-Meloni ma in passato di diversa opinione. Stesso politico che, proprio quando tutti trovammo a casa un sacchetto pieno di monetine strane, non si preoccupò di smantellare tutte quelle strutture che dovevano vigilare sulla corretta applicazione del cambio lira/euro.

Con questa primo incontro si sono quindi poste le basi per un’analisi oggettiva di quelle che sono le origini storiche delle istituzioni europee, senza però dimenticare l’importanza di sfatare i miti di cui l’euroscetticismo si nutre.

Infatti, sebbene l’operato dell’Unione negli ultimi decenni non sia esente da critiche, se veramente si vuole intraprendere la via del cambiamento è necessario farlo consapevolmente, con un occhio attento al presente ed uno rivolto al passato.


Francesco Frisardi.

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