DIARIO DI UNA ERASMUS SUPERSTAR: Stream of consciousness

Salve a tutti. Sono Giulia, ho 26 anni, e nutro una viscerale dipendenza da diario segreto – oltre ad essere evidentemente una fan di Jenna Hamilton.

Sono una spugna, avida di quel mare infinito di conoscenza, e nel corso di questi anni sono giunta alla conclusione che le pagine della mia moleskine abbiano la mia stessa inclinazione, quella cioè di rinunciare al loro candore per sporcarsi di inchiostro, sentirsi piene di qualcosa, assumere finalmente una loro autentica identità.

Da bambina le sporcavo con storie inventate, parole su parole di quella che avrei voluto fosse stata la mia vacanza d’estate perfetta, della dichiarazione d’amore che avrei voluto mi facesse il ragazzino all’ultimo banco, delle tombe egizie che avrei portato alla luce in un pomeriggio di maggio sotto il sole della Valle dei Re.

Ahimè, crescere mi ha privato di questa creatività, così il diario è diventato la me nuda e cruda, quella che talvolta non ha il coraggio nemmeno di guardarsi allo specchio. Le pagine di un diario non solo non riflettono la tua immagine – che è una gran cosa quando le lacrime hanno mandato a farsi benedire il trucco – , ma si impadroniscono di quel pensiero, di quel momento, liberandotene del tutto, facendoti sentire più leggera.

Ed eccoci arrivati al sodo. Sono meridionale ma studio a Siena. Sono italiana ma mi trovo all’estero. Ho una borsa Erasmus for studies ma devo solo scrivere la tesi. Questa rubrica sarà il mio stream of consciousness gallese, durerà solo quattro mesi, avrà cadenza settimanale e rappresenterà la mia ancora di salvezza in un luogo estraneo in ogni sua sfaccettatura da tutto ciò che mi è familiare. Ovviamente questo ha delle conseguenze, che poi rappresentano il seguito a questo post introduttivo.
So stay tuned. Passo e chiudo.

 

Ps: Mi ci sono voluti una decina di dark chocolate digestives per scrivere queste poche righe, ma ora mi sento decisamente più leggera.

On air: Free fallin’ – John Mayer

Giulia Mele

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