Da Siena alla Scozia, dalla Chigiana alla taverna

Devo essere sincera: non avevo voglia di andare alla Chigiana ieri. Sono raffreddata e in piena sessione invernale e il tempo non era nemmeno un granché. Però mi sono detta: “posso lasciare i miei fidati lettori senza la recensione del concerto della Micat in Vertice?”. No, ovviamente; così mi sono fatta coraggio, ho riempito la borsetta di pacchetti di fazzoletti e, sotto il mio ombrello a forma di cuore, sono andata al concerto. Come era prevedibile, ne è valsa la pena.

Level up

Quando vado a ritirare il mio biglietto trovo una piacevole sorpresa. Ho un posto assegnato. A sedere. In platea. Incredibile. Mi siedo tutta contenta e passo la mezz’ora che mi separa dall’inizio del concerto col naso all’insù a osservare il soffitto da un’angolazione diversa dal solito. Sul programma di sala c’erano due nomi, Monica Bacelli, mezzosoprano, e il Trio Metamorphosi, e due compositori, Franz Joseph Haydn e Ludwig van Beethoven. Cosa accomuna questi quattro nomi? La Scozia.

Prima tappa del viaggio

Il fil rouge di questa stagione è il viaggio, e il Trio Metamorphosi ci conduce nelle Highlands scozzesi in compagnia di due compositori, Haydn e Beethoven appunto, che hanno dedicato alcune composizioni a questa terra. Prima di partire per il viaggio, però, il trio (composto dal violinista Mauro Loguercio, dal violoncellista Francesco Pepicelli e dal pianista Angelo Pepicelli) ha eseguito il Trio in mi magg. op. 86 n. 2 di Haydn e le Variazioni sul Lied “Ich bin der Schneider Kakadu” dall’opera “Die Schwestern von Prag” di Wenzel Müller di Beethoven.

Charles Rosen ha definito il Trio “per certi versi l’opera più strana dell’ultimo Haydn”. Effettivamente sono molti gli elementi di novità, percepibili anche da un orecchio poco allenato: gli ultimi due movimenti si fondono quasi in un unico brano che mi ha dato l’impressione di una colonna sonora cinematografica. L’intesa fra i tre musicisti è perfetta, ma d’altronde suonano insieme da quasi quattordici anni… Un piccolo fuori programma (il giovane “giratore di pagine” è misteriosamente scomparso; peccato, era molto carino) ha alleggerito l’atmosfera.

Il Trio Metamorphosi

È sempre interessante ascoltare delle variazioni, oserei anzi dire divertente. Cercare il tema nella continua sequenza di variazioni diventa quasi un gioco: Beethoven è sicuramente un maestro di questo genere, e i tre diversi suoni del Trio Metamorphosi si sono fusi l’uno nell’altro rendendo la caccia al tesoro ancora più complessa e avvincente.

Leviamo l’ancora verso la Scozia

Con l’ingresso di Monica Bacelli il viaggio per la Scozia può finalmente iniziare. Gli arrangiamenti per voce e accompagnamento di canti tradizionali scozzesi erano molto popolari, soprattutto tra i membri del nascente ceto borghese. Non a caso, alcuni editori erano riusciti a commissionare a importanti compositori molti arrangiamenti di questo tipo, che erano destinati all’esecuzione in ambiente domestico. Immaginatevi la scena: un gruppo di amici siede in salotto dopo una cena. In ogni rispettabile casa borghese c’era un clavicembalo o un pianoforte, così come ogni rispettabile ragazza di buona famiglia sapeva cantare. Qualcuno si siede allo strumento e invita la giovane di turno a cantare, ed ecco che l’intrattenimento è assicurato.

Monica Bacelli

I primi Lied, basati su canti popolari, sono di Haydn e danno proprio questa idea di intimità familiare. I testi sono semplici, gli argomenti quasi banali: l’amore, corrisposto o meno, la tristezza, la speranza. Morag è una dolce descrizione di un’angelica fanciulla; The Widow è un irriverente inno alle qualità di una vedova (si dice che Haydn abbia pensato a una delle sue numerosi amanti componendo questo pezzo…); While hopeless esprime il dolore della separazione e la speranza celata in un sorriso; My love she’s but a lassie yet mette in musica la frustrazione di un uomo maturo che cerca di conquistare un’irriverente ragazzina. Monica Bacelli riesce a impersonare ciascuna di queste idee, calandosi via via nei panni di questo o quel personaggio.

Beethoven mette invece in musica le parole di alcuni poeti, tra cui Sir Walter Scott. Sunset è di una modernità sconcertante. Il poeta osserva il tramonto sulle colline della Scozia; il suo sguardo è però spento e il paesaggio non è più lo stesso. Un momento storico viene narrato da Bonnie laddie, Highland laddie, una marcetta cantata da una giovane che vede passare un reggimento diretto verso la Battaglia di Culloden. La ragazza si rivolge a un bel giovanotto, chiedendogli se il suo clan abbia combattuto o meno. Scopriremo poco dopo che non solo si sono battuti, ma hanno anche perso. The lovely lass of Inverness è il racconto della disperazione di una fanciulla che piange la morte del padre e di tre fratelli, uccisi nella battaglia.

Bacco, tabacco e Venere…

La Scozia non è solo paesaggi meravigliosi ed epiche battaglie. Music, love and wine ci trascina a gozzovigliare in una taverna; assolutamente inaspettata l’alternanza vocale tra il mezzosoprano e i tre musicisti. L’atmosfera era esattamente quella di un’allegra e malfamata bettola dove ci si dedica unicamente ai piaceri della vita. Come, fill, fill, my good fellow! diventerà senza ombra di dubbio il brindisi da cantare alla prossima bevuta.

Le dovute scuse

Stavolta non ho niente da dire sul pubblico, anzi sono io che devo scusarmi dei miei colpi di tosse e dei ridicoli tentativi di soffiarmi il naso senza farmi sentire. Grazie a Dio non ho mai starnutito durante l’esecuzione di un brano (ora che ci penso non ho mai starnutito). La prossima volta mi imbottirò di medicinali prima di assistere a un concerto, promesso. Oppure non mi rotolerò nella neve…


Federica Pisacane.

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *