“Il cardellino” di Donna Tartt – La bellezza che salva

“Il Cardellino” è un libro che a prima vista può spaventare per la sua mole. Quasi 900 pagine, pubblicato in Italia nel 2014 da Rizzoli e vincitore del premio Pulitzer, è invece una di quelle opere che si legge tutto d’un fiato o quasi, che avvince con la sua prosa sciolta e insieme profonda e ricercata. La sua autrice, Donna Tartt, ha l’abitudine di lavorare a ciascun libro per una decina di anni, e anche questa volta, come per i precedenti best-seller, “Dio di illusioni” e “Il piccolo amico”, la sua perizia è stata premiata da un grande successo.

Tutto il romanzo ruota intorno a un celebre quadro seicentesco del pittore olandese Fabritius, allievo di Rembrandt, intitolato appunto “Il cardellino”. Si tratta, come la scrittrice ha modo più volte di sottolineare all’interno del romanzo, di una piccola tela, ma dalle caratteristiche stupefacenti. La Tartt si sofferma più di una volta a descrivere voluttuosamente i dettagli del dipinto: la pennellata morbida e insieme precisa, lo sguardo pregno di significato del piccolo volatile, la scelta del soggetto, così inusuale per l’epoca. Ma, sia chiaro, il libro non è un trattato d’arte, tutt’altro: la scrittrice infatti mescola sapientemente elementi tipici di un romanzo di formazione dickensiano con sfumature da vero e proprio thriller, condensandoli nella storia di un ragazzino newyorkese di tredici anni, Theo Decker, il cui destino si ritrova suo malgrado indissolubilmente legato a quello di questa piccola opera d’arte.

La vita di Theo infatti, è una come tante, finchè, durante la visita al Metropolitan Museum di New York in compagnia della madre appassionata d’arte, viene coinvolto in un attentato terroristico che distrugge parte dell’edificio e che uccide decine di persone, tra cui proprio sua madre. Theo, per un colpo di fortuna, pur trovandosi vicinissimo al luogo dell’esplosione, si salva; ma da quel momento in poi la sua esistenza cambierà radicalmente.

Privato dell’unica donna che finora si era preso cura di lui, si ritrova affidato dai servizi sociali alla aristocratica famiglia del suo migliore amico, con cui dovrà condividere il periodo di shock post traumatico successivo all’evento che lo ha segnato, per poi essere spedito da un padre finora totalmente assente che vive dall’altro capo degli Stati Uniti, a Las Vegas. In un clima ostile e in una casa praticamente ai confini dell’universo, crescerà con la quasi unica compagnia dell’amico ucraino Boris, sprofondando insieme a lui lentamente, ma con facilità, nei vizi dell’alcool e della droga.

Donna Tartt legge “Il Cardellino” (“The Goldfinch”)

In tutto questo tempo, però, continua a nascondere il suo segreto più grande: dal giorno del disastro egli tiene con sé proprio il celebre dipinto del Cardellino, situato nella sala accanto alla quale si era verificata l’esplosione; un anziano signore che si trovava accanto a lui in quei tragici momenti, infatti, gli aveva donato un anello antico chiedendogli di riportarlo al negozio “Hobart e Blackwell” e lo aveva pregato, mentre alternava stati di lucidità a momenti di oblìo, di proteggere proprio quel dipinto così speciale. Avvolto dentro una federa e nascosto sotto il suo letto, il dipinto diventa quasi la sua unica ragione di vita, l’oggetto a cui appigliarsi quando tutto il resto sembra essere privo di senso.

Dopo la precoce morte del padre, alcolizzato e sommerso dai debiti, si troverà ancora una volta a fuggire e, tornato a New York, si presenterà con l’anello dal socio dell’uomo che gli ha affidato il dipinto. Egli lo accoglierà a braccia aperte e pian piano gli insegnerà il difficile quanto affascinante mestiere di restauratore di mobili d’antiquariato. La sua vita si dipana tra alti e bassi, ma il dipinto continua a essere con lui; egli mantiene il segreto con chiunque ed è ossessionato dalla paura di essere scoperto e spedito in carcere. Molti anni dopo Theo è ormai un adulto con una carriera avviata (anche se non priva di sotterfugi e imbrogli) e una fidanzata che sta per sposare e, rincontrando il suo amico Boris a distanza di quasi dieci anni, scopre quasi per caso di non possedere più il dipinto.

L’amico, saputo del quadro da Theo stesso in preda ai fumi dell’alcool, un decennio prima aveva sostituito il quadro con un libro e aveva ricomposto la confezione come se nulla fosse stato. Da allora Theo non aveva mai più sbirciato il dipinto per paura di essere scoperto e dunque non aveva mai scoperto il furto. Nel frattempo, però, il dipinto è finito in tutt’altre mani e non sarà semplice poterlo recuperare ed evitare che venga distrutto per sempre.

La vita del personaggio è avvincente; lo stile colpisce anche perché colmo di riferimenti colti – letterari e artistici in particolare – e ciò contribuisce non poco, nell’economia del romanzo, a dargli una struttura e una forma unica e godibile. È un libro ben scritto, e al di là di quelli che possono essere piccoli cedimenti nella trama ed alcuni elementi e personaggi che oscillano dentro e fuori la categoria di stereotipato, la buona scrittura è una qualità che – soprattutto ultimamente – non va affatto tralasciata, anzi.

La potenza e la grandezza del romanzo ha modo di mostrarsi davvero soprattutto nelle pagine finali, in cui Theo riflettendo sulla sua vita si ritrova a comprendere che la Bellezza, la potenza dell’arte è ciò che alla fine, ha salvato la sua vita e che, nonostante tutto, l’ha resa degna di essere vissuta. Sia chiaro dunque, non è un libro privo di difetti, anche tipici del nostro tempo, ma per la sua raffinatezza e per la cura maniacale con cui la scrittrice si è dedicata a curare ogni singola parola, per i temi delicati della perdita, del dolore, dei possibili riscatti e dell’amore disperato, ma soprattutto per il potente messaggio sul valore dell’arte vale assolutamente la pena di essere letto.


Donna Tartt, (Greenwod, 23 dicembre 1963) è una scrittrice statunitense. Nel 2014 ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con il romanzo Il Cardellino.

Rossella Miccichè

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