Capodanno: la vigilia dell’ansia.

Quando le luci di Natale si spengono, Gesù è stato riposto nel presepe e il cibo della vigilia è già stato (in vario modo) smaltito… ecco che arrivano quei giorni di stallo in cui uno e un solo pensiero ricorre nella testa di ogni giovane scapolo e giovane fanciulla: la catastrofe si avvicina sempre più e tu non sei pronto ad affrontarla. Il tempo sgocciola come il sudore sulla tua fronte, i giorni si rincorrono più veloci di quanto tu abbia rincorso i parenti per farti avere quei 50 euro. Ti sei ridotto all’ultimo minuto e non ci sarà più nulla che tu possa fare. E no, non sto parlando della sessione invernale (anche se onestamente un pensiero glielo potremmo pure fare, voglio dire). Si parla ovviamente della notte di San Silvestro, la vigilia dell’ansia, che precede il primo giorno dell’anno e che da tradizione si festeggia… beh, in famiglia. Ma ultimamente la smania di fare qualcosa di epico e memorabile ha preso il sopravvento su ogni cenone tradizionale.

È a questo punto che si attiva la nostra “fight or flight”, che per questa volta tradurremo in “combatti per un veglione o trovati un volo low cost per una capitale europea”.

Che la nostra sia la generazione dell’ansia è ormai assodato da statistiche, psicologi e da esperti del settore. In effetti, se ci ragioniamo un attimo, la fight or flight è “una reazione fisiologica che si manifesta in risposta a un evento dannoso, attacco, o minaccia alla sopravvivenza”. Quale evento più dannoso o minaccia alla sopravvivenza di quello di non festeggiare Capodanno col botto per una generazione che vive di (o)stenti?

Del resto, hanno ragione: è la notte più importante dell’anno e deve essere speciale, unica, indimenticabile, diversa. Bisogna “divertirsi per forza”. Almeno stando a quei film americani e a quei profili social dalle spunte blu che ci hanno programmati ad essere la generazione dell’ansia.

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