“Canon” di OVERWERK: cosa c’entra “La Moldava” con l’electro house?

Quattroequaranta ritorna dopo svariati mesi di assenza carico di novità. Per chi fosse un nuovo adepto, questa rubrica nasce con l’intento di abbattere i pregiudizi sulla musica classica e dimostrare che non è solo per vecchi rimbambiti (troverete maggiori dettagli nel primo articolo, scritto ben due anni fa – come vola il tempo!). Ogni settimana parleremo di un brano, di un compositore o anche una corrente musicale, ascoltando in maniera consapevole e cercando di immaginare cosa la musica cerchi di comunicare. Se invece siete dei fedeli sostenitori mi scuso per l’ennesima ripetizione e vi ringrazio della vostra presenza.

Novità, insomma. Innanzitutto il taglio, che vuole essere ancora più irriverente e scanzonato, serio quando si tratta di tematiche importanti e al limite del politically correct quando serve. Anche i contenuti vedranno delle innovazioni. La musica classica non è un monolite a se stante, ma, così come qualsiasi forma d’arte, conosce una serie infinita di collegamenti, “reali” o meno, che la rendono ancora più interessante. Oggi ve ne darò un esempio.

OVERWERK

Le vie della musica (e i collegamenti tra esse) sono infinite

Durante i miei innumerevoli viaggi attraverso la musica sono approdata all’elettronica, genere quasi sconosciuto in Italia ma molto apprezzato specialmente nel nord Europa. Sono cresciuta con l’idea che la musica elettronica (della quale conoscevo per fama solo la dubstep e la techno) fosse musica per truzzi e pasticcomani. Il vecchio pregiudizio borghese, se così si può dire, che accompagna l’ignoranza verso qualcosa.

In Erasmus (esperienza che ho riassunto a grandi linee in questa serie di articoli) ero circondata da amici che, se non ascoltavano, almeno ballavano l’elettronica; una delle mie più care amiche, una parigina di origini laotiane e vietnamite, mi ha letteralmente aperto un mondo. Fanatica della techno, mi ha fatto scoprire un mondo molto simile a quello della musica classica, fatto di regole, ritmiche e melodie che seguono strutture precise e allo stesso tempo le distruggono. Così, tra una pubblicità e l’altra di Spotify, ho scoperto OVERWERK, DJ canadese compositore di electro house. Un brano in particolare, Canon, cattura la mia attenzione. Nella prima parte vi è qualcosa di familiare: Canon inizia con le prime battute de La Moldava di Bedřic Smetana, tratto dal suo poema sinfonico Má vlast (“La mia patria”). Potete ascoltare Canon su YouTube o su Spotify; stessa cosa per La Moldava (YouTube e Spotify).

Trova le somiglianze

Come può La Moldava incastrarsi nell’electro house? Nelle prime battute è evidentissimo il tema iniziale, che rappresenta l’idillio primaverile delle sorgenti della Moldava. Questo idillio viene improvvisamente turbato dai bassi e dai violini, che prendono il tema espresso dai fiati e lo ripetono ossessivamente. La musica prende una piega strana. Si inseriscono delle percussioni mentre gli archi continuano a ripetere lo stesso ritmo. Il fiume, da pacifico quale era, diventa più simile allo Stige. Si inserisce una nuova linea melodica e finalmente capiamo perché il brano si chiama Canon: il canone è una composizione che unisce a una melodia una o più imitazioni. Se ascoltate attentamente riuscite a capire di cosa sto parlano.

Come qualsiasi brano electro house che si rispetti, a un certo punto arriva il drop. E, come ogni drop che si rispetti, anche qua viene cambiato il tempo e la linea melodica. L’ostinato degli archi, però, rimane sempre uguale; alla fine spariranno anche loro. L’atmosfera è completamente cambiata: i musicisti dell’orchestra di Smetana si trasformano in figure nere dagli occhi luminosi, e il teatro diventa un bunker buio attraversato da laser psichedelici. Persino il pubblico muta in qualcosa di diverso: i signori in frac e le signore in abito lungo sono ora sagome indefinite, perse nella nebbia della macchina per il fumo; i loro contorni si fanno via via sempre più sfumati, mentre cerchi di capire se ciò che stai vedendo sia reale o meno.

Se proprio volessimo esagerare potremmo vedere in Canon anche un esempio di tema con variazioni: in fondo, lungo tutto l’arco del brano il tema iniziale viene più volte ripreso e modificato. Questo però lo lascio stabilire a voi.

Quattroequaranta non segue una linea editoriale fissa: ogni settimana parlo letteralmente di ciò che mi va. Perciò non posso farvi anticipazioni sul prossimo brano; sappiate solo che il viaggio è appena iniziato…

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