Burini, coatti e altre amenità del Lazio

Stavolta ho intrapreso una strada che a prima vista può sembrare tutta in discesa, sicura e appartata, ma in realtà presenta non poche complessità. Del resto, si sa, tutte le strade portano a Roma. Ed è proprio lì, nei meandri della parlata romana e dintorni, che vi condurrò, da brava Cicerone.

Mi perdonino gli abitanti della “Roma bene” ma, da persona super partes, devo fare quello che verrà preso come un affronto, un vile complotto ai loro danni, e mi beccherò una fiumana di “mortacci tua” con tutte le varianti accessorie (l’anima de li mortacci tua, l’anima de li mejo mortacci tua, mortacci tua e de chi te o dice, mortacci tua e de chi ‘nte o dice…): insomma, devo considerare anche Viterbo, Rieti, Latina e Frosinone. Lo so, lo so, sono tutti burini, villici laziali trascurabili per voi. Ma esistono e stanno nel Lazio. Ao’, non m’embruttite mo però.

Nelle province di Frosinone e Latina si parla un dialetto che ha alcune affinità con quelli meridionali (come il campano), caratterizzato, per esempio, dalla lenizione delle vocali finali. I frusinati sono un po’ i romani di livello inferiore: non riconoscono le altre province, ma non j’aregge (non hanno il coraggio) de fa’ i gajardi con Roma. A Viterbo ci si avvicina molto alla parlata toscana e, infatti, alcuni paesi sono contraddistinti dalla famosa gorgia. La provincia di Rieti è contraddistinta da un dialetto di tipo mediano che conserva le vocali finali.

Quella di Roma è più una parlata che un dialetto, poiché si avvicina talmente tanto all’italiano “standard” da non avere una grammatica propria, ma solamente caratteristiche fonetiche peculiari. Tra gli aspetti più comuni vi sono il rotacismo, ovvero il passaggio da “l” a “r” (dolce diventa dorce), la palatalizzazione di “gli” in “j” e la trasformazione di “ng” in “gn” (e qui propongo la combo “vojo piagne”). Questi connotati sono condivisi anche dalle altre zone del Lazio, ma ai romani de Roma nun jene pò frega’ de meno perché ce stanno (e ce l’hanno) solo loro.

Una zona interessante dal punto di vista linguistico è sicuramente la Ciociaria col suo dialetto. Il ciociaro è parlato nella provincia di Frosinone e il termine deriva dalla parole “ciocie”, un particolare tipo di calzatura adoperato dagli abitanti del territorio. Più ci si avvicina alla Campania e più tale dialetto assume alcuni aspetti linguistici simili a quelli di tale regione. Emblematica è la posposizione del possessivo (matrema, fijeme), ma anche l’articolo “iu” per “il” (ad esempio “iu padr”).

ciociari

Se uno de Roma, un coatto di quelli pesanti, vi ha fatto uno sfregio, il modo migliore per insultarlo non è definirlo una “busta” (veramente brutto) o augurargli la morte con un “te possino…”, né adoperare garbati francesismi rivolti alla madre e neppure andare a toccargli la pischella… basta dirgli “Sei popo daa Lazio”. A quel punto neanche il santino di Totti impregnato dell’odore del porchettaro del chioschetto di Ariccia vi può salvare. E la replica più o meno sarà “Ammerda! Anvedi ‘sto carciofaro, mo te do ‘na castagna ‘n petto così forte che co’ le costole ce giocamo a shangai”.

Insomma, ‘sto Lazio è tutto ‘n tajo (è divertente).

Se semo visti.

Ilaria Borrelli

    One thought on “Burini, coatti e altre amenità del Lazio

    • Capitato per sbaglio…penosa. Da ciociaro mi chiedo assolutamente come sia possibile al giorno d’oggi essere ancora così romanetti..roma “capitale” é roba anni 50, noi saremo anche dei “burini” ma voi siete l’ultima capitale d’Europa, con una vivibilitá inferiore alle peggiori cittá indiane.
      P.s. che senso ha scrivere queste cose?
      Forza Frosinone!

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