Attilio Bertolucci: “l’adolescenza è durata troppo a lungo” – Ciclomaggio 2017

“I giovani saltimbanchi
e la sognante luna,
quando suona il tamburo,
nella sera … ”
(Attilio Bertolucci, Sera, da Fuochi in novembre, 1934)

Questa l’atmosfera che si avvertiva ieri, 18 maggio, nell’Aula Magna di Fieravecchia, in occasione del terzo appuntamento della rassegna Ciclomaggio 2017. Dopo il primo ritratto di famiglia del 4 maggio e la pièce teatrale sulla base di alcuni film e monologhi teatrali di Giuseppe Bertolucci (qui l’articolo) e le mille splendide ombre del regista di Ultimo tango a Parigi, Bernardo Bertolucci (da rileggere qui), il leitmotiv della famiglia ci porta nella Camera da letto di Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), ancor più che padre dei due registi, poeta antinovecentista originario di Parma.

Ospiti illustri alla tavola rotonda Intorno alla Camera da letto: Paolo Lagazzi, scrittore e critico letterario, curatore di più saggi sulla figura di Attilio, Gabriella Palli Baroni, scrittrice e critica letteraria (si è dedicata in particolare agli studi sulla letteratura del Novecento e sulla poesia contemporanea), Fabio Magro, ricercatore e docente presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università degli Studi di Padova, e Giacomo Morbiato, dottorando in Italianistica presso l’Università di Padova. A moderare i dettagliatissimi interventi: Natascia Tonelli, Prof. ordinaria di Letteratura Italiana presso la nostra Università.

Il suono dei tamburi, proveniente da fuori, dolce preavviso dell’estate senese che freme, non ha minimamente turbato la parabola poetica bertolucciana investigata.

Attilio Bertolucci

Incentrato sul misterioso incontro tra Bertolucci e la Recherce di Proust l’intervento di Paolo Lagazzi che, come ha ricordato, avvenne alla precoce età di 14 anni, durante una gita nella Serenissima Venezia. Il giovanissimo Attilio divorò due volumi del capolavoro di Marcel, definito da lui stesso il libro dei libri. Il loro incontro si rivelò essere un elisir bizzarro, tenebroso, affascinante tanto da influenzare e manipolare l’energia immaginativa del poeta e aiutarlo a cogliere le linee, i contorni delle cose. I due autori, che possiamo definire diversi e controcorrente, si concentrano sul valore del tempo, come senso della fioritura e quindi della vita. Ma, se da un lato, per Proust il ritrovamento del tempo non è altro che la fissità, per Bertolucci aspro è il ritrovamento stesso.

Morbido e delicato, invece, è stato il ricordo di Gabriella Palli Baroni, indubbiamente appassionata del noto poeta contemporaneo, che ne ha ricordato l’esordio, non ancora quattordicenne, con Sirio nel 1925. Come se stesse raccontando una fiaba, la Baroni si è soffermata anche sul fitto carteggio tra Bertolucci e Vittorio Sereni (di cui parla in modo più approfondito in “Una lunga amicizia. Lettere 1938 – 1982″, Garzanti, Milano, 1994). In ultima analisi, ha voluto sviscerare alcuni passi del capitolo XXXV della Camera da letto sottolineando lo sguardo emotivo del poeta che, come una macchina da presa cinematografica, si muoveva lungo la sua fantasticheria amorosa.

“Io sono un poeta difficile!”, rivendicava Bertolucci quando i critici lo definivano poeta di grazia. Lo ha dimostrato Fabio Magro nel discorrere il suo minuzioso studio su La capanna indiana, libro (e non raccolta) che gli valse il premio “Viareggio”, la cui giuria fu presieduta da Eugenio Montale. Bertolucci dimostra di non essere mai uguale a se stesso ma fedele e La capanna indiana testimonia una rinascita, un’apertura ad una nuova fase poetica. L’esodo della scrittura bertolucciana è, però, contraddistinto da due strategie: nitida precisione e sfumata incertezza.

La voce calda, lenta e modulata di Giacomo Morbiato ha, infine, dato forma alla Camera da letto. Specificatamente, si è sottolineato il valore contingente della metrica liberafil rouge tra il procedere singhiozzante e il turbamento della voce. Lo scrittore si mette a nudo, raccontandosi, mostrandosi nella sua fragilità di uomo, ma soprattuto bambino.

” Ma se il piccolo pellegrino comincia
a sentire più caldo, non è
soltanto l’esercizio del viaggio
sul punto di concludersi, è il sole
che alle nove, liberatosi dal basso
orizzonte di bruma e fumo misti
tocca tutte le cose visibili tingendole d’un rossore che inebria
mentre voci e rumori diversi
s’accrescono e confondono, esterno
e interno uniti in una comunione
vivace sino a che la porta della scuola si chiude. ”
(Camera da Letto, cap. XI, vv. 24-35)


Il prossimo ed ultimo appuntamento con il Ciclomaggio 2017, «Di case di comignoli e di tetti» sulla famiglia Bertolucci, a cura di TibiAras, sarà il 25 maggio dalle ore 15:00, chiostro di San Galgano con «Il dolce labirinto di casa», percorso artistico itinerante a cura di Marco Verdecchia.

Mariana Palladino

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