Ambra Angiolini e Ludovica Modugno: ‘Il nodo’ tra umanità e dolore


TRAUMA E PALCOSCENICO


È andata in scena domenica 12 gennaio al teatro dei Rozzi la seconda e ultima replica de ”Il nodo”, con Ambra Angiolini e Ludovica Modugno. Lo spettacolo è tratto dal testo omonimo di Johanna Adams e tratta di verità atroci e attuali, quali il bullismo. Un’umanità sofferente e spezzata, in una chiave molto particolare.

L’impatto emotivo è tremendamente forte. Ambra interpreta una madre sconvolta: il suo bambino si è da poco suicidato. La donna, nonostante l’immensa sofferenza, ha bisogno di capire le motivazioni del gesto. Aveva la prova lampante che esisteva qualcosa di terribile e taciuto, nella vita del figlio.

Un giorno infatti, questi si presentò a casa con il volto emaciato e una richiesta di sospensione da parte della preside. Immediatamente dopo, scopriamo che ha deciso di spararsi.

L’intero spettacolo è ambientato all’interno della classe che il bambino frequentava. Troviamo nove banchi disposti in ordinate file da tre. Il ”pavimento” risulta molto rialzato, a mo’ di collina, sulla cui cima è posto il banco del ragazzo.

Assistendo allo spettacolo, capiremo poi che la ”collina” acquisisce un significato metaforico molto importante.


La locandina dello spettacolo

Ambra entra, in cerca dell’insegnante di italiano del figlio. Sapeva che tra i due non esisteva un rapporto pacifico e aveva necessità di incontrare almeno lei.

Pareva infatti che, come causa della sospensione scolastica, ci fosse un tema scritto dal ragazzo. L’insegnante ( Ludovica Modugno) appare come una donna fredda e trattenuta.

Rispetta il dolore della madre, ma non nasconde il disprezzo per il bambino. L’intera pièce si regge su un dialogo molto dinamico e profondo tra le due: una fetta di umanità a confronto.


VERITÀ E FINZIONE

A volte si ha l’impressione che siano entrambe trattenute: i tanti cliché a cui si aggrappano molto spesso fanno risultare troppo costruito quello che vediamo. Quando però Ambra si lascia andare alle crisi di pianto, sappiamo che c’è del vero. Un attore infatti deve sempre portare in scena una parte, anche piccola, del suo vissuto.

L’empatia li aiuta in questi casi: Ambra è una madre e conosce le sofferenze di una donna che ha figli. Anche la sofferenza più grande di tutte, per quanto sia confortevolmente inimmaginabile, è unione di vissuto ed empatia.

La Angiolini ci ha dato modo di conoscerla meglio, curiosissima a sua volta di incontrare i giovani di Siena. Nei giorni che precedevano la messa in scena infatti ha tenuto una interessante conferenza presso l’istituto Tito Sarrocchi. Ha scherzato con i ragazzi, ha preso le difese di chi le sembrava più vulnerabile.

Si è spesso schierata dalla parte dei ragazzi senza paura di andare anche contro i professori. Ecco, l’Ambra che nell’aula magna del Sarrocchi parlava, era in gran parte quella che abbiamo visto ieri sera sul palco dei Rozzi. Bandiera di un’umanità fragile.


UN AVVERTIMENTO

Lo spettacolo è intenso. Non lo consiglio a tutti.

Il tema è profondamente drammatico, le attrici calcano a dismisura il dramma che portano dentro. non ci sono momenti di respiro, le pause sono poche. Gli scatti di ira di Ambra sono spettacolari, ma mantenendosi sempre tutto su un ”eccesso” di movimenti e mimica, rischiano di perdere la loro valenza.

è interessante però vedere come la situazione tra le due può ribaltarsi improvvisamente, come quando l’insegnante ci appare inaspettatamente fragile e la madre la consola.

È interessante soprattutto assistere ad un così grande carico di umanità e umana sofferenza.


GLI APPLAUSI

Gli applausi sono stata la cosa più bella. Sono crollate le barriere delle attrici: non hanno avuto più paura di sbagliare, forse.

Ambra piangeva ininterrottamente. Le due si cercavano, si guardavano, si abbracciavano: si vedeva che aveva bisogno l’una dell’altra.

Avevano necessità di condividere quel qualcosa da cui noi pubblico eravamo tagliati fuori. Ed era bellissimo così.

Ad un certo punto Ambra si è chinata e ha appoggiato la testa sul seno di Ludovica, per prendersi un suo abbraccio. Questo gesto così spontaneo, per quanto forse irrilevante, mi ha colpito.

Sono le bambine che cercano il seno, il cuore delle madri, quando hanno bisogno di protezione e sostegno.

Lei era bellissima in quel momento, perchè era vera. E noi pubblico, continuavamo imperterriti ad applaudire, mentre nei loro cuori, a microfoni spenti, chissà che succedeva.

Andate a vederlo, se ve la sentite.


Veronica Saglimbeni

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