4 Ristoranti (programma televisivo)

ristorante s. m. [adattam., su ristorare, del fr. restaurant (v.)]. 

A

(gast) Per ristorante si vuole intendere un esercizio pubblico dove si consumano pasti completi serviti da camerieri su tavoli disposti in un locale apposito, con una qualità generalmente più elevata della comune trattoria (vd. GIGI IL TRIOIONE). Data la crisi imperante e il sempre più scarso budget serale dell’italiano medio (vd. ITALIOTA), per ristorante oggi si preferisce identificare un esercizio pubblico dalla vita alquanto breve e ricca di disavventure (vd. SFIGA) e di profitto (vd. EQUITALIA).

B

(tele) Se si aggiunge il numero quattro (vd. QUATTRO MATRIMONI), e il nome del conduttore (vd. DIESCI), si ottiene Alessandro Borghese – 4 ristoranti – o per ragioni pseudo-enciclopediche 4 ristoranti (vd. HONESTAH). Si tratta di un programma televisivo italiano, in onda dal 2015 in prima serata su Sky Uno, in cui quattro ristoratori, più Alessandro (vd. RIBALTAMENTO), si sfidano l’uno contro l’altro, escluso ovviamente Alessandro (vd. VOTO), su chi possiede il locale migliore. Come s’evince dal titolo, a ogni sfida quattro ristoratori giudicano i quattro locali, generalmente uniti da alcune caratteristiche in comune (es. ristorante di montagna, di fiume, di lago, di mare, di terra! di aria! eia-eia-alàlà ops, scusate…), e il vincitore otterrà un premio di cinquemila euro (vd. IL CONTO).

B1

(tele) Come molte trasmissioni italiane, anche 4 ristoranti è basato su un format straniero, Mein Lokal, Dein Lokal (tradotto: “Il mio locale, la tua bettola di”). Come quello d’origine nella trasmissione del decimo canale (errata corrige, DIESCI) si usano quattro parametri di valutazione: location (e.c. LOCHESCIO), servizio (e.c. SERVUIZIO), menu (e.c. MENIW), e prezzi (e.c. BRACCINO CORTO). Questi parametri all’inizio erano valutati in una scala comprendente 0 e 5, ma solo dalla seconda edizione in poi si è passati a una votazione decimale. Eppure il risultato non cambia molto: a fine pasto ogni ristoratore s’esprime dando la propria valutazione (vd. INVIDIA) e alla fine al punteggio viene sommato anche quello di Alessandro (vd. DEMOCRAZIA), il quale, sua sponte, “può ribaltare il risultato finale” (vd. TORMENTONE). E come in tutti i programmi che si rispettino, propriamente italiani, in 4 ristoranti la sorpresa è sì sempre alla fine; tanto per allungare il brodo, si depista lo spettatore con allusioni su un potenziale fallimento o successo del pasto (vd. NOIA).

B2

(tele) “Dopo aver messo alla berlina e aver praticamente distrutto tutto per quanto riguarda l’arte culinaria, con programmi quali Master Chef e Hell’s Kitchen, con 4 ristoranti si arriva a prendere in giro i ristoratori. A ogni puntata vengono fatti “scontrare” quattro normali proprietari di taverne, osterie, ristoranti di classe o meno su chi prepara meglio il pasticcio, l’arrosto di cinghiale, l’anatra all’arancia o la pasta al forno. Dato che in sé l’operazione ha in effetti un alto potenziale di naufragio per via dell’inesistenza sia del fattore tempo, utile se vuoi creare un’effettiva suspense, sia della rappresentazione dell’atto culinario (propria dei programmi già citati) almeno per far eccitare l’immaginazione dello spettatore sulle insidie o sulla concorrenza sleale tra concorrenti, il programma tenta allora di usare la carta del gigione: Alessandro. Questo cerca di farsi simpatico il pubblico e i concorrenti ora facendo due o tre battute stile badum-pss, ora interrompendo a suo piacimento il continuum spazio-temporale per fare le sue osservazioni estemporanee e vagamente umoristiche – manco fosse Matrix! Il risultato è una specie di programma sulla ristorazione dove tutti i concorrenti e le sfide sono messi in secondo piano solo per riempire l’obbiettivo della telecamera col faccione di Mr. Diesci. Dio abbia pietà di coloro che gli assomigliano.” (cit. Babb & Mink, 2018)

C

(gast) Sebbene il ristorante sia generalmente un posto dove i livelli di tolleranza sono alquanto alti, ancora non è chiaro come in certi locali persone che entrano ed escono dalle cucine, che bloccano il tempo per quattro battute del cacchio, che decidono di sana pianta di far valere di più i propri punti in confronto agli altri, ecco, non siano cacciate o al limite non vengano costrette a pagare tutto il servizio (vd. TROPPO ALTO!).


Niccolò Mencucci.

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